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LUIGI CINQUE & (THO) TARANTULA HYPERTEXT ORCHESTRA (ITALIA)
 
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Garritm/Core Amante

Radiobaladid

Tangerine Café
Niente senza 'e te

Garritm        

Luigi Cinque, un nome, un artista che ci accompagna ormai da oltre 30 anni nel panorama della musica d’innovazione, quando già nel Canzoniere del Lazio partecipava a quello che era uno dei primi tentativi di valicamento di frontiere, in quel caso dalla musica folk al rock e al jazz. Sassofonista e polistrumentista, già collaboratore di Demetrio Stratos, Banco del Mutuo Soccorso, Stece Lacy, lo si potrebbe considerare sicuramente l’antropologo della musica.

Da tempi insospettabili Luigi incideva un disco dal titolo “Tarantulae”, ma è nel 1999 che si concretizza la sua straordinaria creatura: la T.H.O. vale a dire la Tarantula Hypertext O’rchestra. Il progetto è sicuramente meritorio fosse solo per l’enorme mole di lavoro che il Nostro ha dedicato a coordinare musicisti di cotanta levatura e numero. E’ doveroso menzionare il grande suonatore armeno di douduk Jivan Gasparyan, le voci di Badara Seck, Emil Zrihan, Mangla Tiwari e l’intero coro MRF che spazia da suoni antichi a contemporaneità minimali, oltre a tanti ospiti tra cui Raiz, Paolo Fresu, Danilo Rea.

È il momento dell’incisione del lavoro della T.H.O. e nasce “Tangerine Cafè”. Il disco è apprezzabile per la sua peculiarità e diversità dall’intera produzione musicale e discografica del momento.
A modesto parere è interessante per l’originalità, per l’essere un lavoro egregiamente “fusion”, per essere il frutto di tanti anni di ricerca e studi concretizzatisi in un’opera di sintesi degna di notevoli attenzioni.

Luigi Cinque
Luigi Cinque

Il filo conduttore del disco è la transe, l’ipnosi provocata dai ritmi instancabili, iterativi, dalle poche variazioni tonali nella struttura interna dei brani stessi così come dell’intero cd. A cominciare da “Garritm / Coreamante”, uno straordinario canovaccio musicale per la voce di Raiz, il tutto contornato da un coro quantomeno implorante amore.
Il filo dell’ipnosi viene teso anche per un altro pezzo d’eccezione: “Radiobaladid”, con affascinanti bordoni mediorientali, dove il double bass potrebbe sembrare scordato, ma che in realtà non è accordato secondo le scale temperate della musica occidentale, proprio per restituire sonorità non unificate, aperte a tutti quei mondi sonori che non sono occidente e che esistono. Ma il bello di tutto questo tentativo musicale di Luigi & Co. è che viene perpetrato sull’americanissima e bellissima “A love supreme” di Coltrane. E ancora “Coro meccanico” dove fa capolino un asian sound con tanto di armonium e voci indiane.
Per circa 8 minuti di musica il brano “Tangerine cafè” potrebbe essere la colonna sonora di un film di Wenders finalmente ambientato nell’Africa Maghrebina, con le sonorità, le timbriche, gli strumenti e le voci tipici dei luoghi, ma che inevitabilmente si dovranno confrontare con la ritmica ipnotica propria dell’elettronica del terzo millennio. Fra l’elettronica e il bagaglio africano tradizionale (dal quale si innalza anche un testo cantato da Badara Seck) si frappongo archi mittleuropei, tromba straordinariamente davisiana, sax e pianoforte che ci segnalano quanto di buono l’occidente può offrire al Mediterraneo.
Insomma un disco vivamente consigliato (e come potrebbe essere altrimenti visto il nome della singolare orchestra?…)


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Última actualización de la página: 20/03/07

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